Nuovi modi di vivere la casa: il cohousing, anche in Italia

cohousing

 

“Spazi “privati” sempre più piccoli e segreti. Dotati di ogni comfort e tagliati a misura di chi li vive (soprattutto la sera e soprattutto per riposo e intimità). All’inverso, ambienti a uso comune sempre più presenti e collettivi. Belli da vivere, curati in ogni dettaglio, dove è possibile osare. Anche perché, alla fine, la bolletta delle spese è condivisa. E la manutenzione è gestita da qualcuno che se ne prende cura.” – Riporta il Sole 24 ore.

“Il termine anglofono cohousing, in italiano coresidenza, definisce degli insediamenti abitativi composti da alloggi privati, corredati da ampi spazi comuni (coperti e scoperti) destinati all’uso collettivo e alla condivisione tra i coresidenti, in inglese cohousers.” (Wikipedia).
Si tratta di nuovi modelli di abitazione in cui alcune parti dell’immobile sono condivise pur mantenendo i propri spazi privati.

La moda delle nuove realtà abitative è in crescita nelle capitali europee e anche in Italia soprattutto a Milano e Roma. A metà maggio 2018, infatti, è stata inaugurata la Domus Aventino, una residenza di lusso che prende il posto della storica sede della Bnl (Banca nazionale del lavoro), che fra i suoi pregi conta numerose aree comuni come la palestra e una sala eventi e meeting.
Una delle ragioni della nascita di questo nuovo modo di vivere si può ritrovare nella trasformazione della famiglia tradizionale: al giorno d’oggi è sempre più necessario vivere lontano dal luogo d’origine e, a causa degli impegni lavorativi di entrambi i membri della coppia, è sempre più difficile gestire figli e anziani. In più, le situazioni mononucleari (vedovi, divorziati, singles, …) sono sempre più diffuse, come anche la necessità di integrarsi in contesti socio-culturali diversi da quelli di origine.

Il direttore esecutivo della Fondazione Housing Sociale, Giordana Ferri, ha analizzato i cambiamenti che sono avvenuti nel modo di considerare l’abitazione. Riguardo la mobilità ha spiegato: “La mobilità non è solo quella degli studenti. L’idea di spostarsi e per esempio di lavorare per un’azienda all’estero, di poter tornare, di avere una mobilità sul territorio alla ricerca di una condizione professionale migliore è diventata quasi una conditio sine qua non di una certa classe. L’aspetto della mobilità è qualcosa che inizia a far parte del patrimonio dell’esperienza delle persone. Anche noi italiani, che tendiamo a essere stanziali e molto legati alla casa, iniziamo ad avere un’attitudine per lo spostamento superiore rispetto al passato”.

Inoltre, il problema della salute e del benessere della popolazione, unito a quello del cercare di avere un minore impatto sulle risorse e sull’ambiente è sempre più sentito al giorno d’oggi. In questo contesto, il cohousing è una possibile risposta al problema di rendere gli edifici più efficienti in termini di risparmio di risorse e ampliamento dei servizi per gli inquilini: numerose funzioni ed opportunità possono essere spostate in spazi comuni, riducendo così lo spazio e i mezzi necessari a metterle in essere e dando a tutti la possibilità di usufruire di questi servizi.

Per quanto riguarda gli anziani, questi decidono di diminuire la grandezza della propria casa in cambio di servizi e spazi in comune: da un lato questa modalità permette una maggiore autonomia e dall’altro garantisce una protezione ulteriore.

Per riportare un esempio di una realtà cohousing, citiamo quello descritto dal giornale Il sole 24 ore: “Pomaseiuno, in via Poma 61 a Milano, è un complesso di circa 100 appartamenti concepito con la logica di un albergo. Ad accogliere gli inquilini, anziché un portiere, c’è un vero e proprio servizio di conciergerie (gestito da Onirikos): uno staff a disposizione degli abitanti con servizi che vanno dall’uso delle aree comuni (dal roof garden, al parrucchiere alla sala massaggi) alla prenotazione di taxi, biglietti e ristoranti, dalla ricerca di una baby-sitter o di un dog-sitter alla prenotazione di uno chef per cene esclusive. Tutto a portata anche di una app. www.pomaseiuno.it”.

 

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A presto!


Geom. Filippo Benetollo